CASAGGÌ – FRATELLI D’ITALIA: DRAGHI È IL PIÙ VOTATO DEL CENTRO-DESTRA FIORENTINO

LA DESTRA MILITANTE TRIONFA SUI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA E IMPONE LA LINEA IDENTITARIA, SOCIALE E SOVRANISTA

Possiamo gridarlo forte: Casaggì ha scritto una meravigliosa pagina di storia. Da soli, senza sponsor e con le nostre forze, abbiamo eletto il nostro candidato al Consiglio Comunale di Firenze e ottenuto i migliori risultati – in termini di preferenze – anche nei cinque Quartieri della città.

Alessandro Draghi, con i suoi 635 voti di preferenza, è il candidato più votato di tutto il centro-destra e il primo eletto di Fratelli d’Italia.

Un risultato strepitoso, al quale si uniscono quelli ottenuti nelle circoscrizioni fiorentine: Claudia Bernabei nel Quartiere 1, seguita da Daniele Masi; Simone Sollazzo nel Quartiere 2; Guido Cabrele nel quartiere 3; Leonardo Masi nel Quartiere 4; Federico Ranieri nel Quartiere 5. In ogni organo, infatti, i nostri candidati arrivano in testa.

Un dato importante, considerata la specificità di una città che – purtroppo – resta la roccaforte del Partito Democratico e delle sinistre tutte. Pesa sulle nostre spalle, dunque, la responsabilità di organizzare una serrata opposizione a Palazzo Vecchio: lotta all’emergenza abitativa e miglioramento dei servizi di base e delle infrastrutture; contrasto alla città-vetrina, all’abusivismo, al degrado e al modello multietnico; tutela degli spazi verdi, dei mercati rionali, delle attività artigianali e del tessuto comunitario; valorizzazione del nostro patrimonio artistico e dei nostri luoghi di cultura, delle nostre tradizioni e della nostra identità.

Ma al risultato fiorentino, incredibilmente, si uniscono gli altri successi toscani: Mattia Savelli e Nicola Sgueo, referenti di Casaggì Valdichiana e Casaggì Pisa, sono i consiglieri più votati di Sinalunga e Castelfranco di sotto, confermando l’affermazione di un progetto politico e militante che non conosce punti deboli.

Non abbiamo Onorevoli che ci portano i voti, cordate organizzate che ci sostengono, imprenditori che ci finanziano e giornali che ci pubblicano. Abbiamo soltanto la forza delle Idee e il sacrificio volontario di tantissimi militanti che hanno scelto di auto-tassarsi e togliere tempo ed energie al proprio lavoro e ai propri affetti.

Hanno fatto di tutto, in questi mesi, per cercare di ostacolare il nostro cammino: segnalazioni e censure mirate sui social network, processi e provvedimenti repressivi, campagne diffamatorie, aggressioni fisiche e vandalismi, veti incrociati da destra a sinistra. Non solo abbiamo resistito, ma siamo riusciti ad imporre la nostra presenza su ogni fronte.

Con noi si afferma il verbo di una destra sociale, nazionale e identitaria che ha scelto di ripartire dalle periferie e dalle classi subalterne, che ha creato iniziative solidali e alternative culturali, che ha fatto del movimentismo di piazza, dell’azione studentesca e del radicamento territoriale un punto di forza e non una zavorra. Una Comunità – la nostra – che ha radici profonde, che non rinnega i propri riferimenti, che non ha complessi di inferiorità e che vuole essere palestra di vita.

Non ci bastava aver edificato “spazi identitari”, aver organizzato centinaia di conferenze e di concerti, aver aperto librerie, birrerie e case editrici, aver conquistato organi studenteschi e aggregato centinaia di giovani in ogni angolo d’Italia: volevamo essere presenti anche nelle Istituzioni, per completare e valorizzare un progetto politico al quale abbiamo scelto di dedicare – per intero – la nostra gioventù.

Ci siamo immersi nel fango elettorale – dove si agitano nani e ballerine – per dimostrare ai “professionisti del voto”, agli egocentrici a caccia di notorietà e ai portaborse in odore di carriera, che esiste un solo modo di concepire la politica: quello della Comunità militante che opera ogni giorno al servizio di un’Idea.

Abbiamo vinto noi. 
Noi, che non abbiamo mai barattato la nostra identità, la nostra libertà d’azione, il nostro radicalismo delle Idee. Noi, che abbiamo sempre concepito la militanza politica come scelta di vita, come dono totale, come opera di milizia. Noi, che interpretiamo il partito e le elezioni come strumento per l’affermazione di orizzonti più nobili e di slanci più profondi, senza mescolarci con le miserie umane dei pollai, delle compravendite e dei giochi di potere.

Abbiamo vinto Noi. 
Noi che abbiamo Capi e non padroni, che abbiamo un codice d’onore e non uno statuto associativo, che siamo fratelli e non colleghi. Noi, che abbiamo dichiarato guerra ad un mondo di apparenze e di meschinità, portando alta la bandiera di una rivoluzione spirituale che si manifesta nella costante opera di contro-cultura e di Formazione, nella resistenza ostinata ai diktat di una modernità liquida e materialista, nella costruzione fisica di spazi alternativi al dominio del profitto, dell’edonismo e dell’utile.

Abbiamo vinto Noi.
Noi, che ci sporchiamo le mani di colla, mentre altri si agitano in qualche discoteca. Noi, che ci svegliamo all’alba per distribuire un volantino, mentre altri riposano nel tepore dei loro letti. Noi, che leggiamo i libri “maledetti” e non ci facciamo avvelenare dalle loro droghe, dai loro giornali, dalle loro vetrine e dalle loro televisioni.

Abbiamo vinto noi.
Noi, che sacrifichiamo affetti e lavoro, mentre altri sgomitano per un posto al sole. Noi, che onoriamo la parola data in un mondo di chiacchieroni, di mitomani e di bugiardi. Noi, che siamo pronti a pagare di persona per difendere quel futuro al quale altri hanno già rinunciato.

Abbiamo vinto Noi.
Noi, soldati politici che rappresentano una storia consacrata nel sangue. Noi, che teniamo in pugno quel testimone ideale con la sola certezza di trasmetterlo ancora.

Abbiamo vinto Noi.
Perché vegliamo un fuoco sacro e assaltiamo il cielo.